N. 171 -
marzo 2024
A proposito di
DIPENDENZA DALLA TECNOLOGIA. QUALCHE SUGGERIMENTO PER GENITORI
I genitori oggi, ma senza generalizzare troppo, sono spesso infantili, immaturi, non più credibili nei loro comportamenti, preoccupati di postare selfie o di organizzare un fitto calendario di attività doposcuola per i loro figli, pur di non averli tra i piedi, quasi fossero un peso.
L’utilizzo prolungato dei social media e dei device tecnologici, aumentato negli anni di pandemia, atrofizza il cervello e influisce drasticamente sulla forma mentis dei giovani, il cui apparato cognitivo è continuamente interrotto in un incessante «zapping mentale».
Ne consegue un calo delle capacità di attenzione, di lettura, di apprendimento e di memoria: sicuramente un allarme preoccupante da non sottovalutare. I ragazzi non sono più abituati a ragionare con la propria testa, in piena libertà, ma sono condizionati nelle loro scelte dalle opinioni degli influencer.
C’è da stare in guardia dai pericoli dell’intelligenza artificiale, che relega la creatività e l’ingegno dell’uomo a un supercomputer.
Le storie di oggi, tra cui anche quelli delle nostre comunità, raccontano le vite di ragazzi annoiati che, chiusi in un vuoto esistenziale enorme, si portano a scuola bottiglie di vodka, bullizzano i loro coetanei e sfidano gli insegnanti, non riconoscendone più l’autorevolezza e non avendo rispetto per il ruolo che essi ricoprono.
L’educazione invece è un viaggio che richiede tempo, dedizione e gesti semplici. Amarli e basta è un principio fondamentale. Tuttavia, la modernità ha portato con sé nuove sfide per i genitori, e spesso siamo tentati di cercare soluzioni rapide o di evitare il disagio di avere i figli “tra i piedi”.
L’uso prolungato dei social media e dei dispositivi tecnologici ha cambiato il modo in cui i giovani interagiscono con il mondo. L’incessante “zapping mentale” influisce sulla loro capacità di concentrazione, lettura e apprendimento. Gli influencer online spesso guidano le scelte dei giovani, a volte a discapito della loro autonomia di pensiero.
L’intelligenza artificiale, sebbene potente, non dovrebbe sostituire la creatività e l’ingegno umano. È importante trovare un equilibrio tra tecnologia e sviluppo personale.
Le storie di giovani annoiati, che si ribellano alle autorità e si isolano, sono allarmanti. In alcuni paesi, centri specializzati affrontano patologie legate all’uso eccessivo del web, come ansia, depressione e dipendenza. La mancanza di punti di riferimento solidi e l’indebolimento delle reti affettive possono portare a rabbia e inquietudine.
Come società, dobbiamo trovare modi creativi per affrontare queste sfide e guidare i giovani verso una vita più equilibrata e significativa. L’educazione è un compito collettivo, e tutti noi dobbiamo fare la nostra parte per creare un futuro migliore per le prossime generazioni.
Risulta quanto mai opportuno incanalare la rabbia proponendo ai bambini e agli adolescenti non la solitudine di un telefonino. Trasformare in arte le passioni e i tormenti interiori. La scuola deve essere dunque il luogo dell’educare, non del giudizio, e la famiglia il luogo dell’ascolto e della relazione primaria per eccellenza, dal cui microcosmo sgorgano poi le relazioni secondarie con il macrocosmo esterno.
In un mondo che ci vuole sempre perfetti e incrollabili è una fortuna essere malinconici, un’arte essere fragili, perché è dalle vite complesse degli «ultimi» che si impara il mistero del vivere.
