N. 166 -
ottobre 2023
Approfondimenti
EDUCARE ALLA TECNOLOGIA E ALLO SPIRITO CRITICO
Computer, internet, videocamere, cellulari e l’intramontabile tv. Perché questi strumenti sono così amati dai giovani e temuti dagli adulti se in mano ai figli? Come insegnare ai bambini e ai ragazzi il miglior uso dei nuovi media.
Nuove dipendenze paragonabili a quelle da sostanze stupefacenti... naufraghi più che navigatori in rete... caramelle degli sconosciuti attinte (virtualmente) a piene mani da internet... genitori e fratellini reali confusi con i personaggi dei videogiochi tanto che si cerca di farli tacere con un telecomando... il nuovo autismo dotato di cuffie e tante sigle strane... i crimini informatici che hanno espanso i confini delle condotte antisociali, da ogni tipo di truffa telematica e quello che più preoccupa i genitori, la pedopornografia e la seduzione di incontri ad alto rischio.
Ma si tratta solo di strumenti e, come ben sappiamo, tutto dipende dall’uso che se ne fa.
Solo che bisogna educare a questo uso e il primo passo è che gli educatori acquisiscano a consapevolezza delle opportunità e dei rischi dei mezzi in questioni: solo così potranno aiutare i figli.
Un approccio protettivo e di controllo può essere indicato nei confronti dei più piccoli, che si affacciano per la prima volta al mondo delle nuove tecnologie. Ma quando il minore cresce, è meglio lasciare spazio all’educazione progressiva, al rischio e a più complesse modalità di difesa. Quali?
I precetti generali sono due: selezionare le informazioni a disposizione e indirizzare l’utilizzo delle nuove tecnologie verso l’elaborazione critica, non passiva, di queste informazioni. Le altre regole, suggerimenti, accorgimenti variano secondo le situazioni. Tenendo conto che le censure sono per lo più controproducenti. E che bambini e ragazzi sono un gruppo disomogeneo di persone: la loro curiosità, il senso critico, la percezione del pericolo, il desiderio di imitare i coetanei, cambiano prima di tutto con l’età.
Se si parla sempre più spesso di dipendenze patologiche da internet e dal cellulare, qualcosa di vero c’è. La comunità scientifica ha dato anche dei nomi a tali disordini del comportamento e ci si comincia a occupare di questi “dipendenti” compulsivi più o meno come per i giocatori d’azzardo e le altre vittime di vecchie e nuove dipendenze.
Ma non vogliamo parlare qui di situazioni estreme. Limitiamoci all’uso eccessivo che si fa di questi strumenti.
Alla base di una buona educazione ai nuovi media c’è la sobrietà. Bisogna far capire ai giovani che ogni eccesso è nocivo. Che ci sono possibili alternative per il tempo libero, a cominciare dallo sport, dal frequentare di persona gli amici, dal fare volontariato.
È importante discutere con i figli, essere presenti e ovviamente essere anche dei modelli. Se si abusa della televisione o dello stesso computer, è come con l’alcol e le sigarette: non si è credibili quando si predica di uscire all’aria aperta o di leggere un bel libro. Quante volte capita che il papà o la mamma che rimproverano i figli di continuare a digitare nervosamente sms anche a tavola, siano interrotti dallo squillo del proprio cellulare!
Essere vicini ai figli, specie i più piccoli, nell’uso degli strumenti significa poter valutare insieme criticamente ciò che si guarda in tv o s’incontra in rete: smitizzare, toccare spesso il tasto dell’ironia, mostrare la diversità di opinioni come legittimo confronto di idee ma anche come strategia per non credere ciecamente in qualcuno senza porsi domande... insomma la rete che presenta tutto e il contrario di tutto, così come il numero enorme di emittenti televisive, possono essere occasioni per allenare un apprendimento critico, la presa di distanza, la formazione di proprie convinzioni, la non passività di fronte a questi strumenti.
E i genitori dovrebbero chiedere anche agli insegnanti di allenare allo spirito critico e all’uso sobrio dei nuovi media. Sarebbe utile sviluppare anche in tale àmbito programmi di peer education: gli adolescenti ascolteranno molto più volentieri la parola dei coetanei che spiegano loro perché è bello e apprezzato non rincitrullirsi davanti a uno schermo e a una tastiera, compresi quelli formato micro del telefonino.
Uno spirito critico è fondamentale fin da bambini, purché sia utilizzato per la formazione della personalità, per la propria autonomia e responsabilità, per comprendere come vi siano sempre varie scelte possibili. Nelle famiglie, nelle scuole, nei gruppi, è facile “criticare” gli altri, giudicarli negativamente, emettere sentenze che possono fare molto male. Allenare lo spirito critico guardando insieme ai genitori un film, uno sceneggiato, un reality o un blog in rete o, meglio, leggendo un giornale o un libro, è pedagogicamente ben più valido.
Educare alle nuove tecnologie significa anche far sentire il tempo non come un vuoto da riempire con lo strumento più a portata di mano, ma come un magnifico dono da organizzare nel modo più piacevole e finalizzato a mete concrete.
Ai tempi della comunicazione telematica, possiamo dialogare in internet con uno sconosciuto delle più sperdute isole del Pacifico, ma non con i nostri figli. È più facile sapere quello quotidianamente accade a migliaia di chilometri di distanza che non ciò che accade nel cuore di nostra moglie o di nostro marito.
