089 481820 - Via Cristoforo Capone, 59 Salerno info@caosinforma.it
N. 193 - gennaio 2026
Conversando

Il 2026: UN ANNO DA COSTRUIRE INSIEME

I «SEGNI DEI TEMPI»
Il nostro sguardo continua a volgere l’attenzione ai segni dei tempi, a cogliere i mutamenti che plasmano contesti e persone.
Lo stesso don Nicola ci ha insegnato che il Centro La Tenda deve restare aperto e fluido, capace di accogliere le “periferie esistenziali” e di trasformare ogni novità in slancio creativo. In un mondo che cambia di continuo, “imparare e disimparare continuamente” diventa il nostro mantra: non cerchiamo l’istantanea, ma il film in divenire, in cui si intrecciano relazioni, esperienze e istanti di cura.
Il Centro La Tenda non è un’istituzione autoreferenziale né gerarchica, ma un “luogo” dinamico, sempre rivolto al futuro e al prendersi cura dei più fragili.
Ripartiamo dunque da chi vive ai margini, dalle minorità che spesso restano invisibili: i senza-dimora, i migranti, i minori in difficoltà, le famiglie in crisi, le persone con dipendenze. Ognuno di loro porta bisogni unici che richiedono risposte personalizzate e percorsi diversificati.
Nel leggere i segni dei tempi, non possiamo ignorare le ferite aperte che attraversano il nostro presente: i conflitti armati che devastano intere popolazioni, spezzano legami, cancellano speranze.
Il dramma della Palestina e quello dell’Ucraina ci interrogano con forza, ci chiedono di non voltare lo sguardo, di non tace

LA SITUAZIONE DEI GIOVANI

“Gli istituti di ricerca statistica più accreditati (v. I rapportI CARITAS e CENSIS) ci consegnano l’immagine di una generazione fragile: quasi metà dei giovani vive ansia o depressione, mentre nuove dipendenze digitali e comportamentali si diffondono. Non si tratta di emergenze isolate, ma di un quadro strutturale che interpella istituzioni e comunità. La sfida è costruire reti di prevenzione e ascolto, capaci di restituire fiducia e futuro.”

I numeri non mentono: i giovani italiani vivono una stagione difficile. Lavori precari, stipendi bassi, case troppo care, poca fiducia nelle istituzioni. Molti si sentono soli, senza prospettive. Eppure, proprio da loro arriva la spinta più forte verso il cambiamento: chiedono dignità, ascolto, partecipazione. Non vogliono solo sopravvivere, vogliono costruire.

Il nuovo anno ci chiede di continuare a innovare. Di rafforzare i percorsi clinici, soprattutto per chi vive traumi complessi o dipendenze nuove. Di valorizzare la comunità come risorsa terapeutica, ampliando i laboratori espressivi e i momenti di co-progettazione con ospiti e famiglie. Di investire nella comunicazione partecipata, perché raccontare il cambiamento significa renderlo possibile. E, soprattutto, di prenderci cura anche di chi cura: gli operatori, che ogni giorno mettono in gioco competenza, sensibilità e presenza.

Un impegno che continua

Se c’è una lezione che il 2025 ci lascia, è questa: la cura non è mai un gesto isolato. È un movimento collettivo, un intreccio di mani e di storie, un cammino che si costruisce insieme.

Il 2026 si apre con la consapevolezza del lavoro svolto e con il desiderio di andare oltre. Di continuare a fare del Centro La Tenda un luogo in cui la fragilità non è un limite, ma un punto di partenza. Un luogo in cui l’incontro diventa possibilità. Un luogo in cui la comunità diventa cura.

consulta la caosagenda 2026

CAOSAGENDA