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N. 161 - maggio 2023
Approfondimenti

IL CONCILIO VATICANO II E LA GUERRA

Con il Concilio Vaticano II (1962) la Chiesa prende una nuova coscienza di sé e si mette al servizio dei popoli alla luce dei «segni dei tempi», per uno sviluppo integrale dell’uomo – per il quale offre suggerimenti di fronte alla patologia di quello sociale – e per un’evoluzione solidale dell’umanità. In questa prospettiva, si compie il passaggio culturale dalla tradizione a una nuova concezione intellettuale e politica della carità: concezione nella quale non c’è giustizia senza misericordia.
Dal confronto fra giustizia e misericordia nella tradizione ebraica – si pensi alla contrattazione tra Abramo e il Signore Elohim sul numero dei giusti da trovare in Sodoma per salvarla dalla distruzione – si passa alla loro immedesimazione nel cristianesimo, con la sostituzione della croce alla spada. Essa è testimoniata dalla precedenza nella «beatitudine» accordata da Cristo ai pubblicani e alle prostitute… e dalla parabola del buon samaritano; si sintetizza nell’inno alla carità di san Paolo. La carità più la giustizia si traduce nella misericordia, che consente di riconoscere l’altro e impedisce alla giustizia di ridursi a legalismo. Si propone così una via per affrontare le disuguaglianze, che si sviluppa nell’insegnamento di Benedetto XVI.
Il cammino per giungere all’accettazione delle prospettive dischiuse dal Concilio Vaticano II è stato però difficile e sofferto.
Ed è tutt’altro che chiuso, anche se ben avviato. È tuttora contestato dalle critiche e dalle presunte ed enfatizzate lacerazioni che alcuni denunciano nel tessuto della Chiesa.