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N. 162 - giugno 2023
Qui da ... Le voci di dentro

IL COVID 19 E CIO’ CHE HA FATTO EMERGERE… OLTRE L’EMERGENZA

Il Covid-19, nel corso della fase pandemica fino ad oggi, è stato oggetto di riflessioni circa il suo effetto sulla socialità, solidarietà e senso di appartenenza. Si è trascurato, però, come l’individuo abbia utilizzato paradossalmente la tragedia della pandemia per far emergere l’egoismo, l’equilibrio precario delle relazioni e la fragilità del senso di collettività. Proponiamo in questo spazio una lettura critica del fenomeno, volutamente schietta, provocatoria, ma tristemente veritiera, a tratti contro-corrente rispetto a molteplici punti di vista tutti simili.


 

Molto si è detto, scritto e discusso sul Covid-19. Questo virus propagato in tutto il mondo.  Una”nuova peste” imbattibile e silente, che oltre a scatenare una mobilitazione planetaria senza precedenti, ha prodotto terrore e vittime, con notevoli ripercussioni sulla “socialità” sia durante la fase pandemica che dopo.

Così per lunghi mesi, fino a oggi, ci siamo ritrovati impauriti, incollati agli schermi televisivi, appiccicati agli smartphone, ai giornali; assetati di informazioni, notizie, dibattiti, anteprime, interviste a luminari della medicina, a intellettuali, di varie estrazioni. E quindi, assorbendo passivamente il bombardamento mediatico, siamo diventati tutti scienziati, psicologi, sociologi, medici, infermieri, politici e “cerusici”; ognuno in possesso del proprio sapere assoluto, con una interpretazione e soluzione pronta per l’uso, tutti ostinatamente chiusi nelle proprie convinzioni e pertanto inesorabilmente soli.

“Catastrofisti” e “fatalisti” le due principali correnti di pensiero, a loro volta connotate da una visione medievale della pestilenza (... dagli all’untore”!), da un evento inevitabile per una società ormai decadente e fuori controllo, da un vivere l’evento poiché rientra nel cicli della natura, dal “si salvi chi può”.

 L’assenza di informazioni certe e la paura sono state comprensibilmente ai massimi livelli, ma l’espansione del virus è andata di pari passo col puntuale riemergere di comportamenti ed atteggiamenti sui quali, col senno di poi, poco si è discusso e messo in luce, ma che molto dicono sulle nostre fragilità morali, individuali e sociali, sulle contraddizioni relazionali ed educative, sul velato egoismo e brama di sopraffazione verso i più deboli, sull’individualismo e sul sempre tristemente in voga “mors tua vita, vita mea”.

Ma è risaputo, per sua natura l’uomo ha la memoria corta.

Abbiamo per esempio dimenticato alcune frodi, scientificamente pianificate, ai danni del Ministero della Salute da parte di politici in combutta con funzionari pubblici ed aziende per ingenti forniture di materiale per ospedali e ambulatori: mascherine, siringhe monouso, gel disinfettanti, guanti in lattice, camici, cuffie, ossigeno, ecc.?

Etica professionale... Abbiamo già cancellato il ricordo di innumerevoli casi scoperti (e figuriamoci quanti altri non emersi) di medici o infermieri che in cambio di laute “bustarelle” non somministravano su richiesta esplicita di gente sprovveduta il vaccino obbligatorio, pur facendo risultare il contrario?

Incoscienza allo stato puro... Oppure le migliaia di separazioni di coppie di coniugi, già in crisi da anni, avvenute col pretesto che uno dei due fosse contrario al vaccino? Ipocrisia... E i cortei per le principali piazze con tanto di bandiere, striscioni e slogan per rivendicare il principio di libertà a non sottoporsi al vaccino obbligatorio, infischiandosene dei rischi per il prossimo?

Già, il prossimo... E il moltiplicarsi delle connessioni a siti pornografici per tutti i gusti nei periodi di lockdown dove i principali utenti erano i minori che invece dovevano svolgere le lezioni on line?

Genitorialità... Non dimentichiamo pure la speculazione sul costo delle mascherine obbligatorie, con prezzi incomprensibilmente alle stelle e quindi proibitive per nuclei familiari numerosi.

Meschinità sociale...Da tralasciare, forse, le azioni studiate a tavolino per ricevere sostegni e sussidi economici pur non rientrando nei parametri previsti dalla legge?

Fisiologiche furbizie ... Ci sfugge per caso, quanti smartphone nuovi di zecca sono stati venduti, con il pretesto infantile, nella fase pandemica del virus solo perché si aveva per forza bisogno di uno strumento più efficiente per le “indispensabilissime” video chiamate?

Bisogno di totem post-moderni... E la scusa banale del disagio derivante dal Covid-19 per riscoprire il vizietto dei giochi d’azzardo, questa volta on line che hanno registrato introiti esorbitanti?

Il brivido del rischio... E infine, come non riportare alla memoria le “mascherine alternative”? Sì, quelle colorate o con il simbolo della squadra del cuore, con i disegni dei fumetti preferiti, con tinte tribali o con frasi dal dubbio significato. Assurdo? Grottesco? Ridicolo? No, solamente “moda in pandemia”!


Se leggiamo tutto questo in chiave antropologica, come comportamenti e simboli prodotti dalla cultura odierna, di cui siamo al contempo artefici e vittime, allora nel 2023 occorre davvero fermarsi a riflettere.

Ripensare, ad esempio, quanto sia debole la barriera di valori sociali che dovrebbe fungere da diga naturale contro lo straripamento derivante da quelli che oggi appaiono come “dis-valori”: il denaro (facile e a tutti a costi), l’apparire o l’importanza dell’apparenza rispetto alla sostanza del proprio saper essere, la ricerca e la costruzione di contatti e rapporti malsani finalizzati unicamente al raggiungimento di scopi personali, l’allontanamento dalle tradizioni e dalla storia  dei nostri padri che in tempi diversi, segnati dalla guerra e dalla fame, hanno saputo rialzarsi con fatica, certamente non per consegnarci questo tipo di società decadente, barcollante, deprimente, effimera.

Rigidi? Moralisti? Conservatori e retrogradi? No! Sgombriamo il campo da tali etichette. Lungi dall'ergerci a censori o giudici di un tribunale schierato a favore di una  società assolutista e ottusa verso i cambiamenti.

Ma i cambiamenti sociali, specie in un epoca in cui l’eterogeneità e le molteplici sfaccettature delle classi e delle interpretazioni della realtà sono scandite dal ritmo frenetico delle tecnologie, dell’informazione e del mercato, devono essere accompagnati dalla diffusione di valori ed ideali forti che accompagnino l’individuo verso prospettive di apertura, confronto e spirito di servizio verso gli altri. 

Le istituzioni, la legislazione, gli intellettuali, i mass-media, il terzo settore dovrebbero agire in sinergia e “fare rete” con l’obiettivo comune di “diffondere cultura sociale”.

Non aspettare dunque un ennesimo caso simile al Covid per mobilitare le coscienze morali e sociali.

Le coscienze vanno smosse e foraggiate di valori e sentimenti in grado di attivare azioni positive e pro-attive quotidianamente, con senso di responsabilità, condivisione, confronto. Uscire dai loculi dell’individualismo ed attivarsi per diventare attori consapevoli della propria esistenza e, nel contempo, al servizio degli altri.

Questo è il circolo virtuoso che auspichiamo per noi e per le generazioni che seguiranno.

 

                                                                                         Amilcare Elvo