N. 162 -
giugno 2023
Approfondimenti
LA CORSA DEL TOPO
Il tempo della pandemia, è stato anche un tempo di verifica delle opportunità offerte dalla rivoluzione digitale, in particolare l’ipotesi che possa essere un’effettiva alternativa alla vita fisica.
Un tema complesso e affascinante: la comparazione tra uomo e macchina relativamente alla capacità di svolgere compiti complessi in cui entrano in gioco la memoria, la valutazione, i videogiochi e le relazioni affettive. Ne emerge un panorama articolato, dove si incrociano possibilità inedite e antiche problematiche.
Così come emerge il rischio della dipendenza sessuale online. Le ricerche in proposito mostrano i gravi danni che questa comporta a livello cognitivo, immaginativo, di interessi e di relazioni. La panoramica presentata risulta ancora più allarmante se si tiene conto che la pornografia online coinvolge una fascia amplissima di ragazzi e adolescenti: sembra che il 90% ne faccia uso, e l’età media di accesso è attualmente di 8/9 anni, quando un genitore (per lo più sprovveduto) regala al figlio l’iPhone dandogli la possibilità di accedere a contenuti difficilmente raggiungibili fino a qualche decennio fa. Ma il cybersex, purtroppo, si presenta soprattutto come un fenomeno trasversale, che attraversa a macchia d’olio ogni età e condizione.
In tal modo la pornografia è diventata di fatto il canale ordinario per apprendere la sessualità, con conseguenze allarmanti come l’ansia da prestazione, l’umore disforico e la crescente insoddisfazione circa la propria vita, che porta a un aumento dei comportamenti violenti.
Ad aggravare tale situazione è stata l’irruzione del Covid-19: la frequentazione di siti pornografici ha avuto un notevole incremento nel corso del primo lockdown. Da qui i gravi interrogativi che tutto ciò pone a livello educativo.
E il Covid-19, con le sue caratteristiche inedite, ha rappresentato anzitutto una lezione di umiltà: un piccolo virus ha ridimensionato l’alone di sapere certo e indiscutibile sinora attribuito alla scienza, e ha mostrato quanto siano indispensabili saperi ritenuti a torto vetusti e sorpassati, ma capaci di offrire un approccio saggio alla vita e alla morte. Il clima apocalittico che ha caratterizzato l’intero Pianeta nel corso di pochi mesi ha ricordato quanto sia importante raccontare il trauma per poterlo vivere in maniera proattiva, notando le possibilità in gioco.

La pandemia, in definitiva, ha portato alla luce quanto siano importanti la capacità di fermarsi, di confrontarsi con il silenzio, di offrire il proprio aiuto a chi è in difficoltà e soprattutto l’importanza delle relazioni.
Esse sono ciò che ci aiuta ad affrontare nella maniera migliore possibile le situazioni che la vita presenta: non “la corsa del topo”, il cyborg, l’ibrido o l’uomo divinizzato dalla scienza, ma le relazioni. È il valore differenziale alla base della felicità, anche nelle situazioni di precarietà e indigenza, richiesto con insistenza in forme dirette e indirette dalla sofferenza dei più giovani.
