N. 161 -
maggio 2023
Qui da ... Le voci di dentro
LA GUERRA: L'UOMO DERUBATO DELLA COSCIENZA
Inizia con questo articolo la collaborazione del nostro amico Amilcare Elvo, da sempre interessato ai temi della solifarieità, dello sviluppo sociale, della comunicazione. Una collaborazione che salutiamo con interesse e che accogliamo come segno di rafforzamento del lavoro di squadra, in piena sintonia con la poposta del Centro La Tenda
Il vano insegnamenteo dellla storia
Da sempre la storia ci insegna che la guerra evoca distruzione, lutti, stenti, vite spezzate, ferocia, pazzia. Nel corso dei secoli, spinto da molteplici ideologie, utopie, fedi religiose o interessi geo-politici, l’uomo ha utilizzato la guerra come strumento efficace, risolutivo e finanche nobile per legittimare demagogicamente i propri discutibili fini. Così popoli interi, strumentalizzati da élite politiche/economiche/religiose e abbagliati da prospettive di sviluppo, supremazia ed espansione economica, si sono mossi contro altri popoli, svuotati entrambi dei propri valori profondi.
Tutto ciò accade anche oggi nel 2023, in maniera silente, subdola e sottile
Le ultime tecnologie, il benessere illusorio da raggiungere a tutti i costi, la “new economy”, stili di vita pre-confezionati e gettati in pasto indistintamente a generazioni vecchie e nuove provocano caos e disordine. In chiave sociologica, le classi sociali si presentano estremamente frastagliate, segmentate e, pertanto, l’analisi di alcuni fenomeni e della loro evoluzione diventa estremamente complessa, così come la benché minima prevedibilità di eventuali estreme conseguenze come una guerra. Quì risiede, in parte, il caro prezzo da pagare alla tanta auspicata e venerata “globalizzazione”. L’uomo, dalla fine della seconda guerra mondiale, dopo quella orribile e drammatica pagina di storia, non ha saputo diffondere efficacemente valori positivi, duraturi e condivisi come la pace, il rispetto per l’ambiente, la lotta per la fame nel modo, l’economia sostenibile, il traffico dei migranti, no alla guerra per sempre.I risultati sono sotto gli occhi di tutti e testimoniati dai dati disponibili, dalle molteplici analisi delle serie storiche sullo stato del nostro pianeta, dalle conseguenze dell’industrializzazione intensiva, dal numero dei migranti morti quotidianamente, dalla “ terza guerra mondiale a pezzi in corso” come la ha definita recentemente Papa Francesco , riferendosi a tutte le numerose guerre sparse per il mondo e dimenticate da tutti.
Alcuni opportuni interrogativi
A questo punto viene da pensare che sia insita nella natura umana la spinta istintiva ed orribile di sopraffare il prossimo con ogni mezzo, conquistare le cose ed affetti altrui, distruggere, violentare il mondo in cui vive... In fondo l’uomo è un “animale sociale”. Potremmo fermarci quì, dunque. Eppure la guerra in Ucraina dovrebbe spingerci a porci alcuni interrogativi: in che modo mobilitare le coscienze dei popoli per un impegno verso obiettivi sani e condivisi? Come far riemergere valori positivi che vadano verso direzioni diverse da quelle preoccupantemente imboccate? Come salvaguardare l’identità storico/culturale di una popolazione integrandola al contempo con quella di altre? E in che modo rinnegare universalmente la guerra? Intellettuali, politici, ideologi, scienziati di tutti i tempi non hanno ricevuto risposte, e il tutto è stato archiviato nel capitolo delle utopie.
L'invito di Papa Francesco
Papa Francesco, con umiltà, quasi genuflettendosi con le sue parole, ha implorato il dialogo tra i grandi del mondo, pregato per le migliaia di vittime innocenti della guerra, nei suoi interventi e nei suoi appelli è andato oltre le differenze religiose, contro le industrie delle armi sempre più floride, ha invitato a non abusare di internet e non essere schiavi dei social per scongiurare l’isolamento e le solitudine, invitato ad essere complici genitori e figli.
In altre parole, un invito ad arginare, ripensare e rielaborare il concetto di globalizzazione, nel nome della solidarietà e condivisione. La condivisione, aggiungiamo, richiede apertura senza preconcetti, confronto, responsabilità e presa di decisioni in comune: la definizione di una “coscienza collettiva”. Ciò dovrebbe cominciare, in chiave sociologica, attraverso un approccio buttom-up (dal basso verso l’altro), cioè con una spinta graduale, propulsiva e pacifica delle popolazioni che elaborino istanze e bisogni che vanno oltre quelli comunemente intesi, da presentare come idee concrete ed opportunità ai vertici decisionali mondiali. L’effetto domino, seppur lento a livello mondiale, sarebbe il più grande deterrente contro ogni forma di guerra tra quelle su indicate
L’uomo non più solo e disarmato, ma responsabile e consapevole con altri uomini dell’importanza di una pace sostenibile e duratura nel tempo.
