N. 147 -
settembre 2021
A proposito di
LA TENDA: DOVE LA TOSSICODIPENDENZA DIVENTA NUOVA VITA
Dal nostro nuovo collaboratore, Vincenzo Nobile, riceviamo e volentieri pubblichiamo, questa interessante testimonianza/riflessione sul modo di concepire e affrontare il complesso fenomeno della tossicodipendenza, percepito (e rielaborato) nel corso della sua iniziale esperienza di lavoro presso il Centro La Tenda.
L'Autore, forte della sua formazione giuridico/economica, e dei suoi interessi teologico/filosofici, si sofferma sulle radici valoriali e spirituali del "metodo" che ha visto adottare dal Centro e che , a suo parere, conferiscono vigore, sostenibilità e prospettive di sviluppo ad un approccio al fenomeno non puramente terapeutico.
L'Autore, forte della sua formazione giuridico/economica, e dei suoi intressi teologicco/filosofici, si sofferma sulle radici valoriali e spirituali del "metodo" che ha visto adottare dal Centro e che , a suo parere, conferiscono vigore, sostenibilità e prospettive di sviluppo ad un approccio al fenomeno non puramente terapeutico.
Il mondo contemporaneo ci ha imposto, negli ultimi anni, di guardare solo ciò che rende l’uomo migliore nella società. Dalle numerose scoperte scientifiche, all’avanzare della tecnologia, la persona diventa sempre più parte di un sistema interconnesso e interrelato, attraverso il quale poter esprimere le proprie virtù. Nulla quaestio riguardo gli innegabili contributi che il progresso ha garantito alla vita umana: dalle migliori condizioni di salute alla maggiore sicurezza della filiera di produzione, ecc.
C’è un luogo, però, a Salerno che -come nel processo di globalizzazione-, nel silenzio, si è fortemente sviluppato negli ultimi anni. All’ombra di chi pensa che il fenomeno della diffusione della droga e dell’alcool siano ormai temi per pochi soggetti in condizione di disagio sociale, “La Tenda” ha proseguito negli ultimi 30 anni il servizio per il recupero e il reinserimento dei tossicodipendenti all’interno della società.
Da qui parte questa disamina, dall’affrontare con schiettezza e con onestà scientifica l’argomento in oggetto. Osservare con indifferenza l’argomento delle dipendenze, non esclude lo stesso da una disseminazione che ha continuato nel tempo il suo corso, con l’avvento, anche, di nuove sostanze. Non è questa la sede per analizzare o criminalizzare il fenomeno, anche tra i più giovani. L’obiettivo di questo documento è riaffermare, con fermezza, la vitale importanza delle comunità terapeutiche nelle nostre città. Questo è il punto primario che rende la realtà de “La Tenda” una ONLUS da promuovere in ogni contesto.
Nel tempo, “La Tenda” è venuta incontro ai molteplici bisogni degli individui, mettendo a disposizione numerose strutture, che rispondono alle diverse necessità. Si va dalle comunità alloggio, dove vengono accolti anche soggetti in affidamento, all’attività di drop-in, attraverso strutture dedicate ai servizi a bassa soglia, alle comunità per minori, fino alle strutture che ospitano minori immigrati non accompagnati.
Il contatto con il soggetto tossicodipendente avviene attraverso un numero variabile di colloqui, grazie ai quali si verifica l’esistenza della reale motivazione al cambiamento e la volontà di adattamento alle regole della comunità. La vita comunitaria, infatti, è scandita da norme interne, ben definite fin dal primo incontro con il futuro utente. I tempi per sveglia, per il consumo dei pasti, per l’attività di igiene personale, per pulizia della propria stanza e dei locali comuni, e, ovviamente, per il programma terapeutico, sono scanditi da orari precisi che permettono di riportare il tossicodipendente ad una programmazione, in base a una lista di priorità, della propria quotidianità. È proprio durante questa fase che viene apprezzato il ruolo fondamentale della famiglia, perno intorno al quale ruota in un moto armonico -quasi come l’oscillazione del pendolo- il problema stesso della tossicodipendenza e la voglia di rivalsa sociale.
Le attività sono, chiaramente, garantite da una programmazione procedurale dei servizi amministrativi, senza i quali non sarebbe possibile una così articolata ramificazione organizzativa.
Fin dal primo momento, si ha la sensazione di trovarsi in un luogo protetto, dove chi entra può solo trarre giovamento dall’esperienza, e chi ne esce porterà per sempre, sia nei casi di vittoria che di sconfitta, un’esperienza indelebile.
Il servizio alla persona è inteso nell’accezione propria della dottrina sociale della Chiesa. Porre la persona di fronte le proprie responsabilità e, cosciente della propria condizione, attivare un processo di nuova autodeterminazione.
Potremmo affermare che “La Tenda” ha avuto, in questo senso, un ruolo da avamposto rispetto alle novità dottrinali del Magistero petrino di Francesco. Già prima dell’istituzione del neonato Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, “La Tenda” concretizzava dagli anni ’90 la visione integrale dell’uomo.
-Lo sviluppo: “Nel disegno di Dio, ogni uomo è chiamato a uno sviluppo, perché ogni vita è vocazione. Fin dalla nascita, è dato a tutti in germe un insieme di attitudini e di qualità da far fruttificare”. Nel programma terapeutico non si è orientati solo alla riabilitazione del tossicodipendente, ma al suo reinserimento nel mondo del lavoro, vero volano di crescita per la vita e la dignità di ogni essere umano. Ciò si realizza attraverso anche delle specifiche cooperative che permettono agli ex tossicodipendenti di trovare una nuova occupazione in diversi ambiti: edilizia, verde pubblico, falegnameria, laboratori di restauro o consentendo proprio agli ex utenti di essere loro stessi portatori di un messaggio di rivalsa sociali, lavorando operatori all’interno del programma di recupero.
-Umano: “Ogni persona è immagine di Dio. Da questo deriva la sua dignità”, al di là della visione clericale che potrebbe portare un’affermazione del genere, la centralità dell’uomo è il fulcro da cui parte tutta l’attività de “La Tenda”. Tutta la programmazione, dall’attività di segreteria alla presidenza, assume, così, un ruolo essenziale perché offre un servizio diretto allo sviluppo e alla crescita dell’uomo. Risuonano, pertanto, con decisione le parole di Don Bosco, che affermava: “In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, v'è un punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare.”
-Integrale: “Non è soltanto questo o quell’uomo, ma tutti gli uomini sono chiamati a tale sviluppo plenario”. L’attività de “La Tenda” si svolge prevalentemente guardando all’esterno delle proprie strutture, monitorando gli andamenti delle dipendenze da sostanze e collaborando attivamente con gli enti preposti all’informazione ed educazione di giovani, adulti e delle loro famiglie. Lo sviluppo diventa così integrale, abbraccia la società nel suo complesso nella prospettiva di essere pionieri di vita orientata al raggiungimento del bene comune.
In definitiva, le attività inserite nel programma di recupero permettono al tossicodipendente di riportarlo ad una condizione di dignità umana. Questa ritrovata libertà consente a chi proviene dal mondo esterno alla tossicodipendenza di guardare la sua condizione non più con commiserazione e pietismo, ma di osservare il coraggio con il quale voler affrontare il cambiamento.
Diviene, pertanto, essenziale in questo senso il ruolo dei Dipartimenti delle Politiche Sociali, a livello comunale, regionale e nazionale. Il compito assunto non deve portare ad un semplice assistenzialismo economico, che ha come conseguenza lo sgravio delle responsabilità, anche a livello di esposizione pubblica, in capo alle sole comunità terapeutiche. Il dovere degli enti governativi deve assurgere ad un livello maggiore coscienziosità, e fronteggiare, attraverso la cooperazione fattiva con gli enti del Terzo Settore, le numerose forme disagio sociale urbano.
Solo in questo modo si potrà dare la possibilità a tutti di poter constatare che la risoluzione delle varie forme di svantaggio sociale non sta in un semplice, quanto a tratti vano, atteggiamento compassionevole, ma nel far fronte alla realtà e attivare un processo di nuova vita.
Concludo questa analisi, senza commenti ulteriori, con le parole che Papa Francesco ha rivolto, nel 2017, ai giovani a Vancouver: “Nella notte dei conflitti che stiamo attraversando, ognuno di noi può essere una candela accesa che ricorda che la luce prevale sulle tenebre, non il contrario.
Per noi cristiani il futuro ha un nome e questo nome è speranza. La speranza è la virtù di un cuore che non si chiude nel buio, non si ferma al passato, non vivacchia nel presente, ma sa vedere il domani. Abbiamo tanto da fare, e dobbiamo farlo insieme.”
