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N. 161 - maggio 2023
Approfondimenti

PACE E GUERRA: CHI LA VUOLE E CHI LA COMBATTE?

CHI VUOLE LA GUERRA E CHI NO 

CHI LA VUOLE

Certamente vogliono le guerre, o almeno una condizione continua di “pace armata”, coloro che dalle guerre traggono profitto o potere: i mercanti di armi e i tiranni di ogni risma, che attraverso la guerra (la chiamata in guerra) trovano spesso un espediente per rimuovere nella coscienza dei propri sudditi i guasti della società in cui essi vivono. In questi casi in genere, si assiste ad un larghissimo impiego delle retoriche e delle logiche “patriottarde.

Chi commercia e traffica con le armi non ha neanche bisogno di tale alibi. Si tratta infatti, per costoro, di un business come tanti altri.

Chi combatte le paci sono gli integralisti di ogni genere, i quali ritengono che l’affermazione di un’identità etnica, religiosa o di qualunque altro genere sia un motivo sufficiente per sopprimere la vita di chi in tale identità non si riconosce.

CHI NON LA VUOLE

Chi combatte le guerre sono i cosiddetti pacifisti, i quali ritengono che ogni guerra sia una specie di faida elevata alla potenza; che ogni guerra cioè si porti appresso tante e tali distruzioni che la pace che ne segue non potrà mai essere duratura, né duratura potrà essere la “libertà” che ne consegue. In tale prospettiva, la famigerata “enduring freedom” americana delle guerre irachene appare oggi in tutta la sua tragica fragilità, ove si rifletta sulla polveriera sempre accesa che il Medio Oriente costituisce.

Anche i militari che vanno in guerra spesso ci vanno “per difendere la pace”, per garantire la sicurezza, l’integrità territoriale e la libertà del proprio Paese. In questo senso, essi non combattono la pace, ma combattono per la pace. Il problema è però quello di accertare se sia sempre così, al di là della buona fede dei molti che credono di agire in tal senso. Il discorso si sposta allora sui vertici, sui Generali, sugli Stati Maggiori.


IL VERO TEMA CENTRALE

Quanto le logiche della strategia, del potere, degli interessi dei gruppi economici (e non dei popoli) giocano nelle decisioni che vengono prese? Quanto pesano le ambizioni dei politici, le pressioni dei mercanti di armi, le ideologie basate sulla logica del “Deserto dei Tartari” (attendere armati fino ai denti l’arrivo di un nemico che forse non esiste)?

Sono, questi, temi cruciali che toccano da vicino la qualità della nostra vita, la percezione che noi possiamo avere sulle sorti del nostro pianeta e soprattutto la nostra concezione del mondo, che si riverbera tanto nelle macro quanto nelle micro-circostanze. Dopotutto, il tema della guerra è strettamente connesso a quello dell’aggressività, da alcuni ritenuta una “dote” naturale dell’uomo, da altri una deviazione destinata a creare sofferenza e infelicità, da Caino in poi.

Forse il tema centrale è proprio questo: il valore che ognuno di noi attribuisce alla vita umana, alla persona umana.

La religione non deve mai essere utilizzata come motivo di conflitto. Cristiani e musulmani, insieme con i credenti di ogni religione, sono chiamati a ripudiare la violenza per costruire un'umanità amante della vita, che si sviluppi nella giustizia e nella solidarietà.