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N. 195 - febbraio 2026
A proposito di

PERIFEREIE ESISTENZIALI Da Papa Francesco in poi

Periferie esistenziali: una mappa del disagio oltre il confine urbano

Il termine periferie esistenziali indica spazi — non sempre geografici — dove si concentrano isolamento, povertà relazionale, perdita di senso e marginalità sociale. È una metafora che ha guadagnato diffusione anche grazie al magistero di Papa Francesco, che invita a guardare non solo alle periferie fisiche ma alle «periferie dell’uomo»: condizioni di vita e di spirito che allontanano le persone dal centro delle relazioni e delle istituzioni.

Origini e significato del concetto

La formula nasce dall’intreccio tra osservazioni pastorali, analisi sociologiche e pratiche di welfare: si parla di periferia esistenziale quando mancano reti di cura, opportunità di lavoro dignitose, riconoscimento sociale e senso collettivo. In questo uso il termine amplia la nozione tradizionale di periferia urbana per includere condizioni di esclusione che possono esistere anche in contesti centrali.

Come si manifestano le periferie esistenziali

  • Solitudine e fragilità relazionale — famiglie spezzate, anziani isolati, giovani senza reti di supporto.

  • Precarietà lavorativa e povertà materiale — contratti instabili, lavoro sottopagato, esclusione dai percorsi di formazione.

  • Digital divide e marginalità culturale — accesso limitato alle tecnologie e alle competenze che oggi determinano partecipazione sociale.

  • Senso di inutilità e perdita di progetto — assenza di prospettive che erode fiducia e partecipazione civica.

Queste manifestazioni si sovrappongono e si rinforzano a vicenda, creando microcosmi di esclusione che richiedono risposte integrate.

Impatti individuali e collettivi

A livello individuale, le periferie esistenziali aumentano il rischio di disturbi mentali, comportamenti autodistruttivi e dipendenze; a livello collettivo, erodono coesione sociale, fiducia nelle istituzioni e capitale civico. La marginalità prolungata produce inoltre effetti economici: perdita di produttività, aumento della spesa sociale e difficoltà di rigenerazione urbana e culturale.

Risposte possibili: politiche, comunitarie, culturali

  1. Interventi di welfare integrato — servizi che combinano lavoro, formazione, salute mentale e housing per ricostruire percorsi di autonomia.

  2. Rigenerazione urbana e sociale — progetti che non solo riqualificano spazi, ma favoriscono la partecipazione degli abitanti e la creazione di reti.

  3. Educazione e formazione permanente — ridurre il digital divide e offrire competenze spendibili nel mercato del lavoro.

  4. Pratiche comunitarie e pastorali — iniziative di prossimità che ricreano senso e appartenenza, come le chiese e le associazioni che operano «in uscita».

Un livello oltre: trasformare la periferia in risorsa

Le periferie esistenziali non sono solo problemi da risolvere; possono diventare laboratori di innovazione sociale se si investe in capitale umano, partecipazione e reti locali. Progetti che coinvolgono imprese sociali, scuole, enti locali e cittadini possono trasformare fragilità in competenze e relazioni, creando economie di prossimità e nuovi modelli di cittadinanza.

Conclusione e indicazioni pratiche

Affrontare le periferie esistenziali richiede politiche lungimiranti, interventi integrati e una cultura della prossimità che rimetta al centro la dignità delle persone. Priorità operative: potenziare servizi integrati, ridurre il digital divide, promuovere lavoro stabile e sostenere iniziative comunitarie che ricostruiscano senso e relazioni.