N. 196 -
marzo 2026
Dal territorio
PROVINCIA DI SALERNO: POTENZIAMENTO DEI SERVIZI E RUOLO DELLE COMUNITA'
Il rafforzamento dell’assistenza territoriale in provincia di Salerno è in corso: le Case di Comunità e la rete PNRR offrono un’opportunità concreta per avvicinare servizi sanitari e sociali ai cittadini, ma servono risorse stabili, protocolli operativi e monitoraggio condiviso per trasformare le intenzioni politiche in risultati tangibili.
Guida rapida — punti decisionali
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Priorità: stabilizzare servizi per minori, anziani e persone con cronicità.
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Attori chiave: ASL, medici di famiglia, terzo settore, comunità terapeutiche.
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Decisioni operative: definire convenzioni, formazione certificata, indicatori di esito.
Nel territorio salernitano si registra un movimento istituzionale per potenziare l’assistenza di prossimità: il PNRR e le delibere ASL prevedono la realizzazione di Case di Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali per creare una rete integrata di cura. Questa strategia mira a ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso e a garantire continuità di cura sul territorio.
“Obiettivo: comprendere bisogni emotivi e relazionali per progettare interventi educativi personalizzati e rispettosi della storia della persona.”
Stato attuale e opportunità
Le Case di Comunità sono previste come presidi multidisciplinari dove medici di medicina generale, pediatri, infermieri e servizi sociali lavorano in équipe per la presa in carico integrata; l’ASL Salerno ha pianificato la realizzazione di decine di queste strutture sul territorio come parte del CIS/PNRR. Questa infrastruttura può facilitare l’accesso a visite, screening, telemedicina e servizi domiciliari, alleggerendo la pressione sugli ospedali e migliorando la gestione delle cronicità.
Ruolo del Terzo Settore e delle comunità terapeutiche
Il terzo settore e le realtà come il Centro La Tenda sono risorse strategiche: sperimentano modelli integrati (laboratori educativi, artistici, comunitari e socio‑lavorativi) che favoriscono inclusione, narrazione e partecipazione. Queste esperienze ampliano l’offerta terapeutica e culturale, soprattutto per fasce vulnerabili. Integrare tali soggetti con protocolli operativi e percorsi formativi certificati è essenziale per consolidare i risultati.
Raccomandazioni operative
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Tradurre le linee politiche in atti concreti: convenzioni operative tra ASL e partner del territorio; protocolli condivisi per presa in carico.
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Formazione interprofessionale: percorsi certificati per operatori sanitari e del sociale, con moduli su lavoro di rete, gestione delle emergenze emotive e valutazione degli esiti.
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Monitoraggio e valutazione: definire indicatori di performance (accessi ospedalieri evitati; continuità di cura; soddisfazione utenti) e report periodici.
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Finanziamento stabile: garantire risorse oltre i cicli progettuali per mantenere servizi e personale.
Rischi e limiti
Attuazione locale e tempi di realizzazione restano la principale criticità: la qualità dei servizi dipenderà da investimenti, ristrutturazioni e capacità organizzativa dell’ASL. Il ruolo del volontariato deve essere chiaramente definito come sussidiario e non sostitutivo delle competenze professionali. Serve un sistema di governance che tuteli standard clinici e diritti degli utenti.
Conclusione
Le politiche e i progetti esistenti aprono una finestra di opportunità per una sanità di prossimità più integrata e partecipata. Perché la trasformazione sia reale servono governance, risorse stabili, formazione e valutazione condivisa — e il riconoscimento del valore operativo del terzo settore e delle comunità terapeutiche.
