N. 147 -
settembre 2021
La Parola della Domenica
STRUTTURE E COMUNITA'
Le strutture del Centro sono strutture comunitarie. Ma cos’è la comunità?
“La Tenda” non è solo una comunità terapeutica, nell’accezione istituzionale del termine, ma una comunità fatta di persone; che nasce per condividere un’esperienza con i più “deboli”, per dare centralità e valore alla persona. Insomma un posto in cui si sta insieme, in cui poter fare esperienze spirituali; dove potersi sperimentare, condividere e costruire insieme; in cui ci si relaziona e dove si osa affrontare le proprie difficoltà. Dunque non un luogo nel quale rinchiudersi per fuggire dalla realtà.
Pertanto la comunità del “Centro la Tenda” è una realtà dove si può scoprire che ciascuno di noi ha un valore inestimabile. Con l’obbiettivo di essere tra la gente, proprio come Cristo, ad accogliere quelle che sono le esigenze espresse dai disagi propri del nostro tempo.
E’ necessario tener sempre presente la vera essenza della comunità, altrimenti si incorre nel rischio di mercificare l’esperienza che è legata ad essa, proprio come nel tempio del brano evangelico (Gv 2, 14, 16). in cui Gesù, salito a Gerusalemme per la Pasqua, “trovò gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. E ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”.
Se la comunità diventa “tempio”, un luogo in cui le sovrastrutture dei mercanti ne coprono la vera essenza, non si può andare avanti e non si può operare.
Infatti quando viene a mancare la dinamicità, non c’è cambiamento e di conseguenza non si può essere capaci di accogliere i bisogni del nostro tempo
Dobbiamo imparare a liberarci delle sovrastrutture, per riportare anche la nostra realtà al suo vero significato.
Ma, più che altro, dovremmo invece imparare ad utilizzarle nel modo giusto.
Tanti “templi” cadono (si pensi ad esempio alle strutture civili come lo Stato ma anche alla Chiesa stessa), per poi essere cambiati.
Noi stessi non siamo poi così diversi. Difatti a volte si tende a rimanere ancorati al passato, a ciò che si è fatto. Ma la storia non è soltanto quella precedente, non possiamo vivere della storia passata anzi dobbiamo leggerci oggi, nel nostro presente, come ci comportiamo quando ci si rapporta con gli altri, soprattutto nelle nostre relazioni di aiuto.
In realtà tutte le strutture, anche quelle che abbiamo dentro di noi, con il tempo rischiano di diventare rigide e perciò necessitano di essere modificate. Non sempre questa trasformazione avviene per un processo graduale, alcune volte succede solo quando intervengono condizioni esistenziali, che esigono di cambiamento. Se ciò si verifica, bisogna essere in grado di “distruggere” per poter poi “ricostruire”, saper “morire” per poi “risorgere”.
Questa storia ci appartiene essendo parte integrante della nostra esistenza.
Tuttavia, bisogna saper guidare il processo della nostro stesso sviluppo attraverso passaggi di vita. Infatti, bisogna abituarsi a togliere tutto ciò che soffoca la vera essenza delle cose, non una volta soltanto ma costantemente, perché questo meccanismo fa parte della dinamica della vita, della nostra crescita. Dobbiamo distruggere e ricostruire continuamente. Se non ne saremo capaci si corre il rischio di perdere tutto ciò che si è conseguito e come persone e come Centro.
Effettivamente stiamo già affrontando il cambiamento ma senza “lo zelo” (Gv 2, 17) (caratterizzato da motivazione, solidarietà, spirito interiore, amore) si è destinati a finire, come tante cose finiscono. Se diventiamo “mercenari” come nel tempio dove non regna lo spirito ma il denaro, la nostra realtà non ha possibilità di vita.
Quindi diventa fondamentale tener sempre presente l’essenziale, il vero senso delle cose.
Tutto questo lascia aperte molte domande, alle quali non troveremo subito delle risposte ma finché ci porremmo degli interrogativi, allora significa che qualcosa si muove dentro di noi. Fintanto che questo avviene, una capacità, in questo senso, c’è. C’è ancora vita.
