N. 172 -
marzo 2024
Approfondimenti
IL PENSIERO INCOMPLETO
Che cos’è il pensiero incompleto? Come lo si può descrivere? Afferma papa Francesco, parlando del discernimento imparato leggendo Il Signore di Romano Guardini: «Ho imparato questo modo di pensare da Romano Guardini. Il suo stile mi ha affascinato, anzitutto nel suo libro Il Signore. Guardini mi ha mostrato l’importanza del pensiero incompleto, quello che ti porta fino a un certo punto, ma poi ti invita a contemplare in prima persona. Crea uno spazio per farti incontrare la verità. Un pensiero fecondo dovrebbe essere sempre incompleto per dare spazio a sviluppi successivi. Da Guardini ho imparato a non pretendere certezze assolute su tutto, sintomo di uno spirito ansioso. La sua saggezza mi ha permesso di affrontare problemi complessi che non si potevano risolvere semplicemente sulla base di norme, bensì con un tipo di pensiero che permetteva di attraversare i conflitti senza restarne intrappolato».
Nel dialogo, ciò che conta è che a decidere sui temi siano i soggetti, proprio i soggetti coinvolti in tali decisioni.
Il soggetto è più importante del contenuto del dialogo.
Il dialogo implica la convinzione del nostro essere sociale, della nostra incompletezza individuale, che è essenzialmente positiva, perché ci impedisce di essere soggetti chiusi.
Oggi infatti non si nega l’importanza dei diversi saperi e del lavoro di gruppo, tuttavia la tendenza prevalente è quella individualistica, con settarismi elitari. Per la cultura del dialogo è essenziale, invece, l’inclusione di tutti, anche dei meno intelligenti e dei più deboli.
Come sostiene il Santo Padre nell’Enciclica Evangelium Gaudium «È tempo di sapere come progettare, in una cultura che privilegi il dialogo come forma d’incontro, la ricerca di consenso e di accordi, senza però separarla dalla preoccupazione per una società giusta, capace di memoria e senza esclusioni. L’autore principale, il soggetto storico di questo processo, è la gente e la sua cultura, non una classe, una frazione, un gruppo, un’élite. Non abbiamo bisogno di un progetto di pochi indirizzato a pochi, o di una minoranza illuminata o testimoniale che si appropri di un sentimento collettivo. Si tratta di un accordo per vivere insieme, di un patto sociale e culturale»
NON UNA MERA SOMMA DI TUTTI GLI INDIVIDUI
Affermare che i soggetti siamo tutti noi non significa considerare una mera somma di tutti gli individui: significa piuttosto considerare la totalità, intesa come popolo.
Il pensiero incompleto, secondo papa Francesco, rappresenta la forma più elevata di pensiero. Questo tipo di pensiero si sviluppa nell’apertura e non si chiude mai completamente.
Non confini rigidi, ma spazio per l’incontro con la verità. Un pensiero fecondo dovrebbe rimanere sempre aperto, consentendo ulteriori sviluppi. Non pretende certezze assolute su tutto, ma invita alla contemplazione e all’apertura.
Inoltre, nella Costituzione apostolica Veritatis gaudium, il Papa sottolinea la necessità di una ricerca costante per comprendere meglio la vita, il mondo e gli esseri umani. Questa investigazione non cerca una sintesi, ma crea un’atmosfera spirituale di ricerca
La filosofia e la teologia contribuiscono a formare convinzioni che strutturano l’intelligenza e illuminano la volontà, ma solo se affrontate con una mente aperta e in continua crescita3
Secondo papa Francesco è essenziale coinvolgere l’aspetto culturale nell’annuncio del Vangelo. Ad esempio, nella famiglia, la fede dovrebbe diventare una “tradizione familiare”, proprio come si vivono momenti belli, feste e conversazioni quotidiane. Nel lavoro, ciascuno dovrebbe confrontare i valori del Vangelo con quelli dei colleghi. Questo permette alla predicazione di essere incarnata, rispondendo alle sfide del mondo con proposte efficaci.
Inoltre, parole come “ospiti” e “commensali” hanno un significato evangelico, mentre “utente” appare più impersonale di “beneficiario
In realtà, non possiamo comprendere completamente tutto. Rimangono aperte due questioni:
- Teorica: Il nostro pensiero non può cogliere tutto, ma può aprirsi alla comprensione.
- Pratica: Non possiamo escludere nessuno. Gli esclusi possono essere inclusi con gentilezza o, in alternativa, possono escluderci con cattive maniere. L’esclusione può portare alla violenza.
Come ci ricorda un esempio di una ragazza che osserva il cielo stellato senza fotografarlo, sottolineando l’importanza di vedere le cose con i propri occhi.
Le fotografie non sbagliano perché catturano un istante della realtà. Tuttavia, l’occhio umano è più potente poiché si adatta continuamente all’essere che osserva. Vedere qualcuno di persona emoziona di più rispetto a vederlo in TV, poiché gli incontri reali trasmettono molta più informazione soggettiva e oggettiva.
Ascoltare il grido dei poveri e leggerlo senza pregiudizi è parte di questa nuova mentalità.
