N. 162 -
giugno 2023
Approfondimenti
IL VIRUS È UNA PUNIZIONE DI DIO?
E'inutile negarlo! C'è ancora una mentalità religiosa che tende a riferire tutto a Dio come causa prima e a collegare ogni avversità con un precedente peccato commesso, dal singolo o da altri. Ma il silenzio di Dio ha bisogno di essere ascoltato nelle parole e nei gesti di solidarietà della comunità verso gli esseri umani angosciati.
La solidarietà come via da seguire
Di fronte alle tragedie dell’umanità e alle catastrofi (più o meno) naturali viene facile constatare (e accusare) il silenzio di Dio. Ma In tutta la discussione sull’esperienza dell’angoscia vissuta di fronte al silenzio di Dio, spesso si dimentica la responsabilità della comunità.
Una teologia della solidarietà, d’altra parte, fonda la prassi della solidarietà nell’esperienza della rivelazione di Dio. La solidarietà personificata di Dio con gli esseri umani è l’Incarnazione. Essa invita i fedeli a seguire un analogo cammino, quello di incarnare sé stessi nell’angoscia degli altri. Ogni caso di disperazione e suicidio è sostanzialmente un fallimento sociale/comunitario non meno che un disastro individuale. La comunità/società può essere ritenuta responsabile di tali tragedie in due modi: in primo luogo, per aver spinto l’individuo a uno stato di disperazione attraverso le proprie strutture e sistemi che producono disperazione; in secondo luogo, per aver abbandonato l’individuo a sé stesso nella sua angoscia.
Un’onesta valutazione del fallimento di numerosi vertici mondiali che affrontano le gravi questioni ecologiche non potrà mai addebitare al silenzio di Dio i disastri ecologici dei nostri tempi e del futuro. «I passi compiuti dai leader mondiali per affrontare l’emergenza climatica che minaccia il futuro di alcune delle comunità più povere del mondo equivalgono a versare un bicchiere d’acqua su un devastante incendio domestico», esclama il direttore del Movimento cattolico mondiale per il clima, Tomás Insua24.
L'esperienza soggettiva di una persona sofferente
Il silenzio di un Dio invisibile può costituire l’esperienza soggettiva di una persona sofferente, ma quest’ultima non potrebbe essere sorda e cieca se la comunità visibile parlasse e agisse con empatia. Come il Dio Uno e Trino comunitario è il modello per il comunitario vivere umano, così è lecito affermare che un tale Dio comunitario fa sentire la sua Parola dentro e attraverso le parole e le azioni liberatrici e potenzianti della comunità per l’individuo. Dio si è degnato di parlare attraverso l’umanità di Dio che in tutto e per tutto, eccetto il peccato, è la nostra stessa umanità.
Il silenzio di Dio che si avverte mentre si attraversa una crisi, indubbiamente, è un’esperienza straziante per ogni credente. È vero che nessun affastellarsi di spiegazioni può diminuire l’angoscia di chi soffre. Tuttavia ciò non significa che tali situazioni siano totalmente prive di senso. Ogni parola che Dio pronuncia ha uno scopo e ogni momento di silenzio è altrettanto propositivo. In reasltà siamo chiamati a i dare un significato positivo a situazioni del genere.
Quello che sperimentiamo come silenzio di Dio è come noi lo percepiamo; come a un certo punto appare e si sente, ma non è così. Ma il silenzio di Dio ha bisogno di essere ascoltato nelle parole e nei gesti di solidarietà della comunità verso gli esseri umani angosciati.
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