N. 177 -
ottobre 2024
A proposito di
LE CONSEGUENZE DELL'ORTORESSIA E CHI NE SOFFRE DI PIU'
Ed è così che la selezione del "buon cibo" basata sulla qualità diventa un insieme di pensieri ripetitivi e costanti, un atteggiamento ossessivo, talvolta maniacale, che limita la sfera sociale, in quanto espone ad un mancato controllo del cibo stesso e al suo effetto sulla salute.
Si perde il senso di convivialità, l'ambito lavorativo può essere compromesso, tutto diventa un disagio, che porta all'isolamento personale, nella convinzione più totale delle proprie scelte.
Quando la persona affetta da ortoressia non riesce a seguire le regole che si impone, insorgono in lui emozioni negative come il senso di colpa e la rabbia. Si sente depresso e questo lo porta ad imporsi nuove e più rigide norme di comportamento da seguire. Si intuisce facilmente come ciò possa far accrescere angoscia, vergogna ed ansie. Al contrario, laddove rispetta le regole, e quindi ha un controllo sulla condotta alimentare salutare, compaiono in lui soddisfazione personale, cresce l'autostima e ha una percezione positiva della propria immagine corporea.
Chi soffre di ortoressia, con le scelte adottate volte a promuovere la salute, in realtà mina non solo il proprio benessere emotivo e sociale, ma anche quello fisico.
La restrizione alimentare a cui si sottopone può provocare malnutrizione, squilibri nutrizionali e perdita di peso, con conseguente compromissione della salute fisica.
CHI NE SOFFRE DI PIU'
Non è possibile generalizzare i dati epidemiologici perché gli studi in letteratura presentano differenze nelle scelte metodologiche. I risultati di studi condotti sulla popolazione generale italiana hanno messo in luce che la prevalenza dell'ON in Italia risulta essere compresa tra 6,9% (Donini et al., 2004) e 57,6% (Ramacciotti et al., 2011).
L'ampia variabilità di questi dati può essere ricondotta al fatto che gli studi condotti presentano differenze nelle scelte metodologiche.
