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N. 176 - settembre 2024
A proposito di

SUGGGERIMENTI DALLA PSICOLOGIA POSITIVA

L’idea che la felicità sia associata al guadagno e all’avere sempre di più porta però a un aumento di stress e infelicità, a una disumanizzazione e perdita della propria dignità, generando quella che è stata chiamata «la corsa dei topi»: correre sulla ruota di una gabbia senza mai arrivare da nessuna parte.

Uno degli effetti più deleteri della mentalità prevalente è ritenere che tutto abbia un prezzo, dagli ovuli ai reni, alle persone, allo svago. Il bene ha un carattere essenzialmente gratuito: nel momento in cui lo si monetizza, deperisce. E quando lo stesso essere umano tende a diventare un prodotto in vendita, perde le sue caratteristiche peculiari, accessibili solo nella gratuità: creatività, affetti, generosità, dedizione, passione, altruismo, intimità, tenerezza, condivisione, tutto ciò che rende umana e bella la vita.

In realtà ciò che contribuisce maggiormente alla qualità della vita sono le relazioni affettive belle e gratificanti, legate a famiglia, amici e comunità di riferimento. La solitudine, al contrario, è nociva e rappresenta una delle cause più frequenti di autodistruzione, fino alla morte.

Bisogna riconoscere infatti che le relazioni affettive belle e gratificanti, oltre a rendere felici, mantengono in salute e fanno vivere più a lungo. Il parametro decisivo dei “sani” non è la costituzione fisica, le attività sportive, la quantità di zuccheri o di colesterolo nel sangue, ma la qualità delle relazioni. Quando si parla  di “relazioni di qualità”,  non intendiamo  assenza  di conflitti, ma la fiducia nella loro stabilità.

Inoltre, la consapevolezza di essere contenti della propria vita sembra proteggere dal dolore molto più dell’avere molti soldi. In pratica, si invecchia come si è vissuti. La sofferenza più devastante non è legata alla malattia o all’infermità fisica, ma alla sensazione di non trovare uno scopo per la propria vita.

Bisogna distinguere tra dolore e sofferenza: il dolore è subìto, ma può essere vissuto diversamente dal commento interiore del soggetto, dal suo mondo di valori e di motivazioni.

Un medesimo accadimento doloroso comporta una sofferenza differente a seconda del soggetto che lo vive. In effetti Il dolore non si può evitare, ma la sofferenza è opzionale.

Supponiamo per esempio che uno pensi: ‘Non ce la faccio più, è troppo faticoso’. La fatica è una realtà inevitabile, mentre la possibilità di farcela o meno è a esclusiva discrezione di ogni individuo”.

In definitiva possiamo affermare che  la felicità favorisce anche la vivacità intellettuale, il desiderio di aprirsi a nuove conoscenze ed esperienze, che è un aspetto essenziale per la qualità della vita.