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N. 161 - maggio 2023
A proposito di

IL NECESSARIO TABÙ DELLA GUERRA

 
Il principio morale di bandire la guerra dal consorzio umano era già stato fatto proprio dal magistero degli ultimi Papi: basti pensare al radiomessaggio natalizio del 1944 di Pio XII.
Secondo questi Pontefici, la guerra era un male da evitare, ma che accadeva a causa dell’egoismo umano e dell’indisponibilità del mondo moderno a seguire gli insegnamenti della Chiesa in materia morale.
Questa dottrina prevedeva in ogni caso la guerra di legittima difesa e quella vendicativa, volta cioè a ristabilire il diritto violato. La Pacem in terris si allontana da tale prospettiva, che utilizza nella lettura dei fatti uno schema deduttivo, affermando che la guerra contemporanea non può in nessun caso produrre giustizia, e argomenta tale posizione applicando non una categoria della teologia morale, ma semplicemente leggendo e interpretando, con metodo induttivo, i segni dei tempi, cioè i fatti storici; pertanto la semplice constatazione del grave pericolo di una guerra atomica rendeva inutilizzabile l’arsenale interpretativo della morale classica in tema di guerra giusta.
DIRITTI DELL’UOMO E DIRITTI DELLA PERSONA
Un altro passo significativo della Pacem in terris è certamente quello che considera «atto di più alta importanza» la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dall’Onu il 10 dicembre 1948.
Nonostante le obiezioni sollevate e le «fondate riserve», la Dichiarazione è considerata «un passo importante nel cammino verso l’organizzazione giuridico-politica della comunità mondiale», poiché in essa è riconosciuta, nella forma più solenne, «la dignità di persona a tutti gli esseri umani» (n. 145).
Era la prima volta che un testo del magistero papale faceva esplicito riferimento in senso positivo alla Dichiarazione del 1948. Questa novità è rilevata, con rispetto e giudizio critico, anche da diversi pensatori laici, sensibili al fatto religioso.
Secondo alcuni, l’enciclica rappresenta certamente una svolta nell’atteggiamento del magistero papale nei confronti dei diritti umani, così formalizzati in dichiarazioni solenni prodotte da assemblee rappresentative, ma in realtà nella sostanza non differisce molto dal magistero precedente.
Secondo Daniele Menozzi, nella parte iniziale dell’enciclica - in cui si enumerano i diritti che secondo la Chiesa spettano ad ogni essere umano - quelli che vengono difesi e promossi sono i diritti oggettivi della persona, non quelli soggettivi dell’uomo (sebbene possano in parte coincidere nel contenuto). Soltanto i primi infatti, secondo l’enciclica, si fondano su una natura umana riconducibile all’ordine voluto da Dio per l’universo.
In ogni caso, sostiene lo storico, «alla tradizionale visione diffidente e critica verso i diritti umani, la Chiesa sostituiva ora un atteggiamento ottimistico e costruttivo in quanto li presentava [i diritti umani] come via di realizzazione dei diritti della persona».
 
LA CONDANNA DI OGNI ATTO DI GUERRA
Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione Gaudium et spes, 7 dicembre 1965, tratta estesamente di tali problematiche, compresa quella, a quel tempo molto spinosa, della corsa agli armamenti, sebbene in una prospettiva teologica più limitata e meno coraggiosa dell’enciclica giovannea.
Per la Costituzione conciliare, «la pace non è semplice assenza della guerra […], ma essa viene definita con tutta esattezza “opera della giustizia”». Gli uomini, in quanto peccatori, sottolinea, «sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra», ma la vera pace nasce dalla giustizia e dal progresso sociale.
Sebbene la guerra faccia parte dell’esperienza storica delle comunità, gli uomini non devono arrendersi alla sua inevitabilità, «né il fatto che una guerra è ormai disgraziatamente scoppiata diventa per questo lecita ogni cosa tra le parti in conflitto».
Infatti, insegna la Gaudium et spes: «Il progresso delle armi scientifiche ha enormemente accresciuto l’orrore e l’atrocità della guerra», tanto che, se venissero utilizzati in un conflitto gli arsenali delle grandi potenze, provocherebbero la distruzione degli stessi contendenti, senza considerare gli effetti letali per tutta l’umanità.
Per cui, «ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città, di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità, e con fermezza e senza esitazione deve essere condannato».