N. 147 -
settembre 2021
A proposito di
LA FORMAZIONE
LA FORMAZIONE
Per anni la formazione standard è stata schematica, legata alla scelta di esperti su contenuti differenti e alla realizzazione di incontri tematici seminariali; ma poca attenzione è stata posta ai seguenti fattori:
i partecipanti devono sempre adattarsi al modo con cui vengono presentati gli argomenti senza uno sforzo di rielaborazione personale o di gruppo;
la modalità usuale “io parlo, tu ascolti” porta a un lavoro prevalentemente individualistico;
si assume che di fronte a ciò che viene detto gli ascoltatori siano tutti uguali (mentre sono tutti diversi per interessi, motivazioni, conoscenze di base ecc.);
si parte dal presupposto che sia semplice proporre un lavoro successivo a un intervento teorico perché tutti sanno lavorare in gruppo;
si pensa che ciò che viene ascoltato sia sufficiente per costruire una base e una cultura comuni per tutti quelli che ascoltano;
si è sicuri che chi ha ascoltato sia anche in grado di trasmettere ciò che ha sentito da altri.
Tutti questi presupposti sono continuamente smentiti, nei fatti, dalla difficoltà di creare relazioni significative e dall’assenza di condivisione delle esperienze.
La formazione proposta dal Centro La Tenda risiede nella sperimentazione un nuovo metodo di lavoro in gruppo fondato sui seguenti aspetti portanti:
l’attenzione ad ogni singola persona;
un’elevata partecipazione (basata sull’impegno concreto, sull’attività pratica più che sulla teoria);
la relazione interpersonale e il clima del gruppo;
il concetto dell’interdipendenza positiva, laddove anche il lavoro è possibile grazie all’interdipendenza delle risorse del territorio;
l’eterogeneità del gruppo laddove, cioè, si parte dalla convinzione che la diversità è un valore.
IL GRUPPO: LA VERA RISORSA
La nuova proposta operativa e formativa del Centro La Tenda punta quindi su su un modello “a rete”.
Questo modello supera la precedente organizzazione strutturata in funzione delle specifiche caratteristiche di ciascuna comunità.
Il modello precedente, infatti, centrato sulla suddivisione degli Operatori in gruppi operativi corrispondenti ai diversi contesti comunitari, alle strutture cui facevano capo, ha favorito, senza volerlo un rafforzamento delle barriere tra le stesse comunità e la tendenza dell’instaurarsi di un sistema chiuso penalizzato dalla scarsa circolazione di comunicazione e dalla mancata di condivisone di esperienze, vissuti, opinioni.
Si è generato pertanto anche una disfunzionale resistenza al cambiamento e di conseguenza un progressivo esaurirsi della capacità di offrire risposte diversificate, adeguate ai mutevoli segnali i disagio provenienti dal territorio.
Proprio per questo, la nuova organizzazione “a rete”, rilanciata dal Meeting, ha rimesso in discussione la strutturazione precedente, sollecitando gli Operativi all’interazione, all’apertura reciproca, allo scambio di prassi, di spazi e di progettualità.
Fondamentale però, in tale logica, è una costante azione di coordinamento, a diversi livelli, proprio per garantire un continuo confronto e una costante mobilità, a sistema aperto, che si deve esplicare in contesti diversi dalla sede operativa di riferimento.
Ciò comporta altresì uno interazione tra persone non riconoscibili, tout court, in base ad una qualifica professionale o a una sterile professionalità di ruolo. Né riconducibili alla appartenenza alla singola struttura comunitaria.
Il modello “a rete” è predisposto per favorire nuove collaborazioni, elaborare nuovi progetti, nuovi innesti di persone, a diverso livello, la creazione di nuovi assetti, variabili e permeabili.
Ma soprattutto punta alla valorizzazione delle risorse personali di ciascuno, magari sconosciute alla stessa persona che esprime disagio.
Difatti, fondamentalmente la proposta del Centro, sia per quanto riguarda i destinatari finali che la formazione dei destinatari intermedi, è finalizzata affinché ciascuna persona scopra la risorsa di cui è portatore e la sviluppi grazie al gruppo e al contesto comunitario.
